Abstract

Abstract:

L’articolo analizza il ruolo dell’immagine nella scrittura di Italo Calvino e in particolare come l’immagine rappresenti per l’autore una distanza, ovvero un punto di vista fuori dall’intenzionalità del pensiero del soggetto conoscente. La prima parte del saggio esamina diversi testi nei quali Calvino pensa la distanza in termini di solitudine, tempo, novità e silenzio. Il saggio poi guarda alle potenzialità gnoseologiche che Calvino riconosce all’immagine fotografica e alla fotografia come tecnica attraverso l’analisi del racconto L’avventura di un fotografo (da Gli amori difficili), del libro La giornata d’uno scrutatore e dell’articolo “In memoria di Roland Barthes” uscito su La Repubblica in occasione della morte del filosofo. Quella che emerge da questo saggio è una vera e propria fenomenologia del visibile che Calvino sviluppa attraverso personaggi immaginari e riflessioni sue che lo avvicinano a filosofi quali Barthes e Walter Benjamin e anticipano ambiti di teoria critica contemporanea come, ad esempio, la affect theory (“teoria dell’affetto”).

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