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  • Un'opera ancora da studiare:L'Editio Romana del Corpus iuris canonici*
  • Orazio Condorelli

Premessa. Diverse prospettive, diverse ragioni di interesse. L'Editio Romana nel quadro del sistema giuridico posttridentino

Il titolo di questo lavoro esige una precisazione e contiene una implicita excusatio non petita.

La precisazione vale anzi tutto a riconoscere che l'Editio Romana del Corpus iuris canonici è tutt'altro che un oggetto ignoto alla storiografia.1 In tempi recenti essa è stata oggetto delle ricerche di Mary Sommar, che in un volume del 2009, introdotto da uno studio di Peter Landau, si è concentrata sull'opera dei Correctores Romani con particolare riferimento all'edizione del Decretum di Graziano.2 Il volume e lo studio introduttivo offrono un esauriente panorama storiografico degli studi che, tra il secolo XIX e i nostri giorni,3 si sono soprattutto concentrati sulle valenze [End Page 125] critico-filologiche dell'opera dei Correctores quale espressione dei metodi della giurisprudenza umanistica, giungendo a valutazioni prevalentemente negative, che sono discusse e in parte criticate da Mary Sommar. Sotto questo profilo l'opera dei Correctores meriterebbe di essere studiata anche per le successive parti del Corpus, per le quali, tuttavia, non sono al momento conosciuti i protocolli dei lavori delle commissioni, che invece sono disponibili per il Decretum.

Ma non è questo il tema che intendo trattare in queste pagine. Parto da una constatazione nata dall'esperienza. L'Editio Romana del Corpus iuris canonici continua a essere uno strumento di lavoro storiografico per coloro che studiano il diritto canonico medievale. Il lettore bene avvertito è consapevole, tuttavia, che quanto compare al centro e sui margini del testo dell'Editio Romana deve essere trattato con molta cautela, e che sarebbe vano cercare un manoscritto medievale che contenga tutto quanto i Correctores hanno collocato a margine dei testi delle norme canoniche. Chi ha familiarità coi manoscritti medievali delle glosse e dei commenti sulle varie parti del Corpus canonistico ha anche gli strumenti per distinguere gli 'apparatus' dai molteplici testi di corredo che i Correctores inserirono nel contorno delle fonti canoniche, a cominciare dai 'casus', che ancora oggi sono spesso la prima chiave di accesso verso i contenuti di testi talvolta lunghi, contenenti plurime disposizioni giuridiche, di difficile interpretazione. Oltre a questo corredo essenziale ('casus' e 'apparatus') i Correctores aggiunsero molte altre annotazioni tratte dagli scritti dei giuristi medievali, non sempre accompagnate da sigle che possano rappresentare un orientamento sicuro per il [End Page 126] lettore moderno. Per fare solo un esempio, tornando indietro agli anni delle mie prime ricerche, ricordo quando, leggendo un articolo di Knut Wolfgang Nörr, appresi casualmente che i 'casus longi' apposti dai Correctores ai testi del Liber Sextus (ma anche delle Clementinae, anche se non sempre4) furono composti da Hélie Régnier, un semisconosciuto professore di Poitiers del tardo Quattrocento.5 Ma non è nemmeno questo il tema su cui intendo soffermarmi, perché un'analisi del genere richiederebbe ben altro [End Page 127] impegno e ancora oggi si scontrerebbe con il molto che rimane ignoto alla storiografia.6

Insomma, l'Editio Romana rimane un testo decisamente delicato e problematico da utilizzare. La sua complessità è legata a un intento originario che si collega con il più generale programma tridentino di edificare il nuovo ordine ecclesiastico su testi sicuri e approvati dalla Sede Apostolica.7 Questo programma fu sviluppato con la pubblicazione del Catechismo (1566), dei libri liturgici, delle Sacre Scritture (la Vulgata Sisto-Clementina, 1592), dei concili ecumenici (1608-1612),8 e ovviamente dei testi del Corpus iuris canonici. [End Page 128]

Il Corpus, nelle intenzioni della Santa Sede, doveva rimanere la base della formazione negli studi canonistici, nonché della pratica giuridica, dal momento che i decreti tridentini—che pure avevano introdotto innumerevoli innovazioni al diritto precedente—non potevano essere oggetto dell'interpretazione dei giuristi—per il pericolo di perversio e 'confusio' che può sorgere dalla libera o arbitraria interpretazione dei testi—in virtù di una decisione di Pio IV contenuta già nella bolla di conferma del Concilio (Benedictus Deus, datata 26 gennaio 1564, ma pubblicata nel giugno dello stesso anno).9 L'attività editoriale dei Correctores, pertanto, non poteva limitarsi a produrre una nuova edizione dei testi canonici medievali con il loro corredo interpretativo costituito dagli...

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