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  • Filius est de substantia patrisL'essenza divina come quasi materia nel pensiero di Riccardo di Conington
  • Marina Fedeli (bio)

Nei primi anni del XIV secolo si sviluppa in seno all'ordine francescano un dibattito sul ruolo da assegnare all'essenza divina nella generazione della Seconda Persona della Trinità, che vede come protagonisti principali Riccardo di Conington e Giovanni Duns Scoto.

La disputa tra i due autori sulla generazione divina – in particolare sulla possibilità di considerare l'essentia dei come quasi materia dalla quale viene prodotto il Figlio − e l'influenza esercitata da Enrico di Gand e da Guglielmo di Ware è stata già ricostruita da Stephen Dumont nel 1996. Dumont mostra le varie fasi di questo dibattito: la prima coincide con la Lectura dove Scoto fornisce una serie di obiezioni alla dottrina della quasi materia esposta da Enrico e Ware; la seconda tappa è rappresentata, secondo la ricostruzione dell'autore, dalla questione 17 del I Quodlibet di Riccardo di Conington dove vi sono le risposte alle obiezioni espresse dal Dottor Sottile nella Lectura. Infine, la questione 14 delle Collationes oxonienses, tradizionalmente attribuite a Duns Scoto, coinciderebbe con la terza fase del dibattito tra i due francescani.1 Lo studio di Dumont ha avuto sicuramente il merito di ricostruire l'intricato puzzle delle dottrine e di dare un nome ai vari 'quidam dicunt' presenti nei testi presi in esame. L'analisi testuale e la definizione delle varie fasi del dibattito consentono altresì allo studioso di proporre una datazione delle Collationes oxonienses: contenendo la risposta alla q. 17 del Quodlibet di Conington, l'opera scotiana dovrebbe risalire al più presto al 1305.2

La recente edizione delle Collationes suggerisce però due novità importanti che richiedono di rivedere i vari momenti della disputa tra i due francescani. La prima riguarda la datazione dell'opera stessa: in base al [End Page 423] genere letterario, che ascrive le discussioni ad attività di studenti e baccellieri, e ai pochi dati conosciuti della biografia scotiana si ritiene più plausibile anticipare la datazione delle Collationes oxonienses al più tardi al 1301. La seconda concerne la paternità delle questioni 12-17 che sarebbero da attribuire principalmente a Riccardo di Conington quale conduttore delle discussioni, mentre Scoto avrebbe ricoperto un ruolo secondario e marginale, tanto da far ipotizzare la sua assenza in alcune questioni.3

Tali risultati contrastanti impongono una più accurata analisi del dibattito tra i due francescani sulla generazione del Figlio dall'essenza divina ed in particolare dei pochi testi rimasti di Riccardo di Conington. L'obiettivo del presente articolo è dunque quello di approfondire la dottrina secondo la quale la natura divina è quasi materia e sostrato del processo produttivo, esposta da Conington nella questione 17 del I Quodlibet − della quale si propone l'edizione − e in collegamento con la collatio 14, dove si verifica il vero e proprio dibattito con Duns Scoto. Avremo così modo di osservare come le obiezioni del Dottor Sottile alla dottrina dell'essenza divina come quasi materia, presenti nella Lectura e nelle Collationes, permettano a Riccardo di formulare tale teoria su basi più solide.

Prima di addentrarci nell'approfondimento del pensiero di Conington è necessario però tenere in considerazione i fondamenti filosofici e teologici della questione, ripercorrendo così le varie posizioni degli autori che lo hanno preceduto e che in qualche modo lo hanno influenzato.

La speculazione aristotelica è fondamentale per l'analisi che stiamo conducendo perché lo Stagirita esclude la creazione dal nulla e indica come unica produzione possibile la generazione, intesa come passaggio da un non-essere relativo all'essere. Per il Filosofo qualsiasi mutamento [End Page 424] richiede sempre un sostrato materiale, ovvero una condizione iniziale di privazione in cui non è presente la forma che verrà acquisita durante il processo, e la forma.

Imprescindibili poi sono anche i dettami successivamente forniti dalla teologia trinitaria che stabiliscono i limiti entro i quali possono svilupparsi le dottrine cristiane. Per quanto concerne l'emanazione delle Persone divine una tappa fondamentale della ricostruzione storica è rappresentata dal Concilio di Nicea nel quale si sancisce che il Figlio di Dio è generato e non creato ed è consustanziale al Padre. Le decisioni conciliari sfociano nel Simbolo che utilizza la formula 'de substantia patris' per indicare che il Figlio proviene dalla sostanza del...

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Additional Information

ISSN
1945-9718
Print ISSN
0080-5459
Pages
pp. 423-466
Launched on MUSE
2017-11-17
Open Access
No
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