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Reviewed by:
  • The Selected Poetry and Prose of Vittorio Sereni
  • Alessandro Carrera
The Selected Poetry and Prose of Vittorio Sereni. A bilingual edition edited and translated by Peter Robinson and Marcus Perryman, with an introduction by Peter Robinson. Chicago and London: The University of Chicago Press, 2006. Pp. 442.

Nel canone della poesia italiana della seconda metà del Novecento, Vittorio Sereni (1913–1983) occupa un posto centrale e che sembra aumentare d'importanza con il passare del tempo. Se anche non tutte le posizioni critiche sono concordi sul valore complessivo da attribuire alla sua opera, nessuno potrebbe però negarne il ruolo storico. Sereni rappresenta la generazione del post-ermetismo, che senza adottare pienamente le premesse e la lingua dell'ermetismo fiorentino ne accetta tuttavia la lezione, stilistica e morale, di riserbo espressivo. Testimonia il cauto ma costante allargarsi di un iniziale, intimissimo lessico poetico alle grandi tematiche della storia, e incarna infine un ideale di 'poesia media' (nel senso in cui Leopardi parlava nello Zibaldone di una "civiltà media," un po' religiosa e un po' razionalista, un po' aperta e un po' chiusa, un po' illusa e un po' realista) che avrebbe lasciato un'impronta profondissima nella poesia italiana degli ultimi decenni, fino a costituire un modello per un'intera generazione di poeti anche molto giovani. È stato anche argomentato che siano Vittorio Sereni e Carlo Betocchi, il laico e il cristiano, il diarista riservato e l'illuminato da folgorazioni improvvise (stiamo ovviamente semplificando, e del resto è stato Betocchi il primo a far pubblicare Sereni), [End Page 170] a dividersi in qualche modo la poesia italiana d'oggi, o perlomeno quella che si scrive da Milano all'Umbria e alle Marche, perché Roma e il Sud seguono spesso percorsi differenti.

Sereni esordisce con Frontiera (1941), che è il libro 'giovane' per eccellenza, insieme a La barca di Luzi, della poesia italiana fra le due guerre. Raggiunge la sua maturità umana con Diario d'Algeria (1947), libro che è per la seconda guerra mondiale quello che è stato L'allegria di Ungaretti per la prima. Ma è con Gli strumenti umani (1965) che Sereni conquista la piena maturità artistica, a un livello che forse non sarà toccato nemmeno dal successivo Stella variabile (1982). Nel cuore della testimonianza di Sereni sta l'esperienza della sconfitta dell'esercito italiano in Sicilia e in Africa, l'imprigionamento del tenente Sereni dapprima a Trapani, poi in Algeria e infine in Marocco a opera degli americani, e il rovello, durato poi tutta la vita, di non aver potuto essere parte di ciò che nel frattempo stava accadendo in Italia, la caduta del regime e la resistenza.

A un livello più profondo, si tratta anche del tormento dell'intellettuale che, per quanto non compromesso sul piano personale, sa di avere fallito la sua missione per non aver potuto fare la sua parte per impedire che il fascismo guidasse l'Italia alla catastrofe della guerra e alla complicità con il nazismo. Questa ferita immedicabile è al cuore dell'opera di Sereni. Le reticenze della sua scrittura, le sue misuratissime espressioni, non sono solo una questione di stile. O meglio lo sono, nel senso in cui lo stile si fa carico di interpretare non tanto una metafisica esperienza dell'indicibile quanto quella di un più quotidiano e altrettanto incalzante 'non detto'; non detto allora, e che andava detto; non capito allora, e che andava capito, e che diventa infine cifra di un'intera disposizione nei confronti della poesia.

Questa fondamentale componente dell'opera di Sereni si coglie forse meglio nella scelta e nella traduzione che ne offrono Robinson e Perryman in questa bellissima edizione, più che in una parte dell'ampia letteratura criticofilologica che in Italia si è venuta accumulando su questo autore. La critica più giovane e più attenta non ha mancato di indagare la centralità del tema storico-esperienziale. Si veda ad esempio Il male del reticolato. Lo sguardo estremo nella poesia di Vittorio Sereni e René Char di Stefano Raimondi (Milano: CUEM, 2007), giovane e apprezzato poeta che ha già dedicato due libri a Sereni, e che qui pone a confronto l'eroe Char e lo sconfitto Sereni come due volti dell'esperienza della guerra. Robinson e Perryman, comunque, grazie alla loro scelta...

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Additional Information

ISSN
1559-0909
Print ISSN
0161-4622
Pages
pp. 170-172
Launched on MUSE
2008-11-09
Open Access
No
Archive Status
Archived 2009
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