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  • Critica testuale e linguistica storica
  • Alvise Andreose
Larson, Pär. 2002. “‘Stiamo lavorando per voi’: per una maggiore collaborazione tra filologi e storici della lingua italiana”. Verbum. Analecta neolatina4, 2: 517–26.

La critica del testo e la linguistica storica appaiono come due discipline intimamente legate. Anzi, potremmo dire che la loro complementarità si traduce non di rado in reciproco condizionamento, se non, addirittura, in interdipendenza. Non c’è bisogno di ripetere che il punto di partenza irrinunciabile per qualsivoglia ricerca linguistica, sia in prospettiva sincronica che diacronica, è il ‘testo’. Ora, se per il linguista che si occupa della lingua [End Page 119]viva, i documenti da sottoporre all’analisi—cioè i ‘testi’ orali e la loro eventuale fissazione per iscritto—sono praticamente infiniti e rinnovabili in continuazione, allo studioso del passato sono necessari dei testi scritti, siano essi di natura letteraria o documentaria. Ma poiché la parola scritta—soprattutto in età remote da quella attuale—ha bisogno di cure filologiche, il linguista storico deve ricorrere al contributo del filologo testuale. Quest’ultimo, d’altro canto, deve essere necessariamente dotato di un cospicuo bagaglio di conoscenze intorno alla lingua del testo di cui si occupa, conoscenze che, appunto, gli derivano dalla linguistica storica (o da quella branca della linguistica storica che va sotto il nome di Storia della lingua). Per usare le efficaci parole di Alfredo Stussi, potremmo dunque dire che il rapporto tra ecdotica e linguistica storica risulta “spesso così vincolante da configurare un circolo vizioso” (1991, 214).

A partire dal secondo dopoguerra, l’interesse degli studiosi si è soffermato a più riprese sui rapporti tra ecdotica e linguistica storica. È stato Gianfranco Folena il primo a rilevare—in un importante saggio risalente agli inizi degli anni Sessanta—come il progresso degli studi nei due campi proceda di pari passo: “il critico del testo è oggi sempre più sollecitato da interessi di storia linguistico-culturale e sempre più obbligato a provvedersi del bagaglio tecnico necessario, e lo storico della lingua è sempre più direttamente partecipe del lavoro del filologo testuale” (1961, 60). Sul problema è tornato, una decina d’anni dopo, Gianfranco Contini, in un celebre intervento pronunciato in occasione del XII Congresso di Linguistica e Filologia Romanza (C ontini1970). In tale saggio, il grande filologo insisteva sull’importanza che i risultati della critica testuale possono avere per gli studi di linguistica storica, e forniva una ricca esemplificazione—desunta da tutto l’ambito romanzo—di casi in cui la pratica ecdotica può essere latrice di informazioni di carattere linguistico. Successivamente, Alberto Vàrvaro ha cercato di dilatare la prospettiva di analisi, riconsiderando il problema del rapporto tra linguistica e filologia all’interno del più ampio quadro teorico offerto da discipline come la Linguistica testuale, la Pragmatica e la Sociolinguistica (V àrvaro1987). Alfredo Stussi (1991), infine, ha ripercorso le tappe fondamentali che hanno portato all’affermazione di discipline come la Filologia italiana e la Storia della lingua italiana, e ha offerto un’efficace panoramica dei loro rapporti a partire dalla fine dell’Ottocento fino agli inizi degli anni Novanta del Novecento.

Tutte le analisi che abbiamo citato concordano, seppur con toni e sfumature diverse, su un punto, ossia sull’inscindibilità del nesso che lega linguistica storica e critica del testo. Nesso che, al giorno d’oggi, nessuno oserebbe mettere in discussione. Questo non significa, tuttavia, che le difficoltà [End Page 120]e le incomprensioni che hanno a lungo caratterizzato i rapporti tra le due discipline siano del tutto superate. Anche oggi, il dialogo tra linguisti e filologi non appare sempre facile, come dimostra un recente intervento di Pär Larson dal titolo quanto mai eloquente: “‘Stiamo lavorando per voi’: per una maggiore collaborazione tra filologi e storici della lingua italiana”. Si tratta di un saggio che, pur affrontando quasi esclusivamente problemi specifici di trascrizione di testi italiani antichi, tocca tuttavia alcune questioni generali relative al rapporto tra linguistica e filologia.

Larson, che da anni lavora presso l’Opera del Vocabolario Italiano (OVI), rileva come in molte edizioni critiche di opere duecentesche o primo-trecentesche vengano adottati dei criteri grafici che non rispec-chiano l’effettiva pronuncia antica: il mancato rispetto dei grafemi antichi - sc(i)-/- sg(i)-/ -si-e la loro sostituzione con...

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Additional Information

ISSN
1933-7418
Print ISSN
1559-2936
Pages
pp. 119-124
Launched on MUSE
2008-11-11
Open Access
No
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