In lieu of an abstract, here is a brief excerpt of the content:

  • La cultura del giardino: Miti e appropriazioni letterarie nel Giardino dei Finzi-Contini
  • Cristina Della Coletta

. . . it was a kind of Indian summer, with a mist in its balmiest sunshine, and decay and death in its gaudiest delight.

(Nathaniel Hawthorne,
The House of the Seven Gables)

Al lettore che si addentri in quel “ritagliato paradiso del gusto e della cultura” 1 che è Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani, 2 è dato immediatamente percepire l’importanza attribuita alla parola d’autore e ai testi che la racchiudono. Attorno alla biblioteca di casa Finzi-Contini, si dispone un arsenale letterario composto di citazioni, riferimenti e allusioni a opere, vere e presunte, di scrittori italiani e stranieri: questa materia letteraria costituisce l’eredità culturale di un mondo sull’orlo dell’annientamento che, a distanza di più di un decennio dal suo drammatico epilogo, il narratore recupera con pietà manzoniana e postmoderno disincanto.

Sfruttando parole “di seconda mano” e impadronendosi di testi appartenenti a un comune patrimonio letterario, narratore e personaggi valorizzano “il marchio di fabbrica . . . d’un altro scrittore,” 3 [End Page 138] rendendo aperto o implicito omaggio a varie auctoritates. L’omaggio, tuttavia, non riproduce semplicemente un certo materiale letterario, ma implica una “trasposizione” 4 con cui l’interprete è invitato a misurarsi. Le parole citate contengono, inscritte in filigrana, le “intenzioni” 5 di cui si erano inizialmente fatte portatrici: nel mettersi tra virgolette, rifiutano di integrarsi del tutto all’ambiente narrativo in cui sono immesse e segnalano i propri testi e contesti d’origine. 6 A loro volta, i testi materialmente presenti nel romanzo sono contrassegnati dal valore istituzionale attribuito loro sia dalla tradizione letteraria che da determinati settori della cultura contemporanea. II contatto con il nuovo contesto implica un riordinamento di tutto questo bagaglio extratestuale, in un gioco di variazioni atte a confermare o modificare le valenze, gli usi e le finalità originarie dei testi e delle parole altrui. 7 Nel Giardino dei Finzi-Contini, la citazione non è solo un erudito richiamo a una memoria culturale che il lettore può godere di condividere con i personaggi, così come la bibliofilia di questi ultimi non è disinteressata velleità collezionistica. Entrambe sono strategie di appropriazione tutt’altro che innocenti, volte a evidenziare le tecniche di integrazione, oppure gli effetti di straniamento e prospettiva, derivati dalla ricontestualizzazione del materiale citato, e a definire le modalità e gli scopi del riutilizzo di alcune voci della comune enciclopedia letteraria.

I segnali intertestuali e le icone letterarie riconducibili al tempo dell’histoire (1932–1944) hanno importanza storico-documentaria poiché, nel seguire il processo involutivo che vide la capitolazione dell’ideologia liberale al fascismo, ne testimoniano anche la tenace resistenza, ergendosi ad emblema della ribellione al programma di [End Page 139] politica culturale fascista, ai valori e ai miti promulgati dal regime. Fondata sulla difesa dei principi dell’indipendenza e della libertà individuali e sugli ideali filosofico-estetici della “verità” e della “bellezza,” la cultura del giardino si oppone alle strumentalizzazioni culturali del regime, ai suoi espedienti ideologici, e agli orrori dei campi di battaglia. Tuttavia, nell’assolutizzare tali valori, i cultori del giardino diventano vittime di una mythical fallacy, identificabile nella volontaria costruzione di una fragile utopia non violata dal trascorrere del tempo. Sovrapponendosi alla realtà, questa favola permette loro di negare il fatto che la storia li incalza da vicino, per annientarli. L’apologia critica della cultura del giardino è affidata alla macroprospettiva e alla voce del narratore che, allontanato nel tempo dai tragici eventi da cui scaturisce il romanzo (1958–1959) si presenta con una doppia valenza: quella dello storico-testimone, interprete del patrimonio culturale e memoriale di una famiglia (e, per estensione, di tutto un popolo) distrutti dalla furia nazista, e quella dell’artista che, nell’organizzare sub specie aesthetica tale patrimonio per mezzo di precisi riferimenti alla tradizione letteraria, si fa portavoce del valore e della funzione dell’arte—e delle sue chimere—nel mondo della storia.

Espulso dalla Biblioteca Comunale di Ferrara in seguito alle leggi razziali del 1938 e all’ondata di antisemitismo da cui furono accompagnate, il giovane narratore accoglie l’invito del professor Ermanno di completare le sue ricerche per la tesi di laurea nella biblioteca di casa Finzi-Contini...

Additional Information

ISSN
1080-6598
Print ISSN
0026-7910
Pages
pp. 138-163
Launched on MUSE
1998-01-01
Open Access
No
Back To Top

This website uses cookies to ensure you get the best experience on our website. Without cookies your experience may not be seamless.