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  • Corporale di Gesualdo. Il bestiario selvaggio della malattia
  • Francesco de Cristofaro

Mastro-don Gesualdo, parte III. Mentre il «baco» della tubercolosi rode i corpi dei Trao1 e il colera, quasi «bava di lumaca», miete vittime «come le mosche»2, una violenta febbre malarica strazia il padre dell’eroe, individualizzandone il dolore e insieme deviandone la colpa, schivando cioè un troppo facile contrappasso3. Si svolge cosí, sopra il suo viso già cadaverico, una sorta di mellifluo rito macabro (ben diverso da quello che toccherà a Gesualdo) che conduce il vecchio all’inferno quasi per via di metamorfosi, per progressiva assimilazione dei tratti somatici ai luoghi in cui s’è consumata la sua esistenza:

Mastro Nunzio stava male davvero: la morte gli aveva pizzicato il naso e gli aveva lasciato il segno delle dita sotto gli occhi, un’ombra di filiggine che [End Page 52] gli tingeva le narici assottigliate, gli sprofondava gli occhi e la bocca sdentata in fondo a dei buchi neri, gli velava la faccia terrea e sporca di peli grigi. Aprí quegli occhi a stento, udendo suo figlio Gesualdo che gli stava dinanzi al letto, e disse con la voce cavernosa:—Ah! Sei venuto a vedere la festa, finalmente?4

Materia combusta, incombenza della caverna, buchi neri; proprio come nel desolato e metafisico paesaggio che era stato la prima stazione del «vagabondaggio» del protagonista attraverso la sua alienazione, sopra quella terra brulla che adesso risucchia i propri figli:

Nel burrone, fra i due monti, sembrava d’entrare in una fornace; e il paese in cima al colle, arrampicato sui precipizi, disseminato fra rupi enormi, minato da caverne che lo lasciavano come sospeso in aria, nerastro, rugginoso, sembrava abbandonato, senza un’ombra, con tutte le finestre spalancate nell’afa, simili a tanti buchi neri, le croci dei campanili vacillanti nel cielo caliginoso.5

Nunzio soccomberà, quindi, posseduto dai suoi possessi, reificato nella stessa forma della propria roba. Dentro di sé, la rabbiosa consapevolezza che la famiglia non attende altro che di dividere i tesori da lui accumulati, quelle trovature la cui prossimità viene pure annunciata, a chi ha venduto l’anima al diavolo, da un’unica bestiola, da un gatto, secondo una credenza popolare già attestata dal Pitré6:

Un gatto abbandonato s’aggirava miagolando per la fattoria, come un’anima del Purgatorio: una cosa che tutti alzavano il capo trasalendo, e si facevano la croce al vedere quegli occhi che luccicavano nel buio, fra le travi del tetto e i buchi del muro. 7 [End Page 53]

L’animale, dunque, come segno funesto, come entità oltremondana; ogni pietà creaturale (quella stessa che informava il corrispondente luogo, nell’edizione ‘888) è negata, entro una complessa funzionalizzazione del sacro. Un sacro invocato, e da tutti, per esorcizzare il male che la bestia arreca all’uomo.

Oppure, la riscrittura potrà anche agire in senso inverso: come accade per quest’altra sequenza, sacrificata nella redazione finale. Gesualdo, ormai moribondo, è circondato dai parenti-sciacalli che se la ridono, mentre la domestica latita, non risponde ai richiami del malato:

Tutt’a un tratto si udí un galoppo sfrenato negli stanzoni bui, e una bestia nera s’arrestò di botto sull’uscio, degli occhioni attoniti luccicarono nell’ombra, dove tremolò un belato sconnesso.—Ah! una capra? ...la vostra balia?—osservò il cugino Mèndola.—State da papa, è vero, e spendete poco. 9

Perché quest’apparizione, nel buio dell’agonia di Gesualdo? cosa c’è dietro il «belato sconnesso» di una bestiola nera che arriva al capezzale del padrone, e quasi si propone come sua «balia», unico, oscuro angelo-becchino entro un universo affettivo inautentico? come mai una simile epochè fra creaturale e perturbante, tra l’empatia uomo/animale, da un lato, e l’emergenza dei mostri, dall’altro? e infine, cosa spinge Verga a rimuovere la scena, e per converso a fossilizzare quella figura nel nudo nome del medico Capra?

1. I segnali del perturbante

Regressione verso l’inorganico, malattia come somatizzazione e contrappasso, richiamo del sacro contro il sinistro, surrettizia imputazione dell’animale, comunione e differenziazione del dolore: come è già palese, il bestiario del Mastro-don Gesualdo contempla una serie di aspetti che trascendono il dato formale e l’effetto immaginario, insediandosi piuttosto nella...

Additional Information

ISSN
1080-6598
Print ISSN
0026-7910
Pages
pp. 52-78
Launched on MUSE
1998-01-01
Open Access
No
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