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Reviewed by:
  • Plotting the Past: Metamorphoses of Historical Narrative
  • Stefania Lucamante
Cristina Della Coletta, Plotting the Past: Metamorphoses of Historical Narrative. West Lafayette, IN, Purdue University Press, 1996, pp. 268.

Plotting the Past: Metamorphoses of Historical Narrative, l’intelligente lavoro di Cristina Della Coletta, presenta un itinerario di lettura simile, per struttura e intenzioni, allo studio del critico prematuramente scomparso Gregory Lucente, Beautiful Fables: Self-Consciousness in Italian Narrative (1984). Dove il libro di Lucente cercava cause e prove di un certo impegno ideologico espresso attraverso il discorso metanarrativo, Plotting the Past opera una ricerca degli elementi unificanti due fra le possibili chiavi esegetiche di un romanzo: le tematiche e la struttura narrativa, il perché e il come delle cose racchiuse dall’involucro testuale e rese evidenti nella loro interattività. Partendo dalle fonti offerte da I promessi sposi (1827) e dal suo ripensamento teorico Del romanzo storico e, in genere, de’componimenti misti di storia e invenzione (1850), la Della Coletta stabilisce come la forma del romanzo storico sia determinata da una volontà etica dell’autore, a sua volta traducibile nell’impossibilità di una letteratura scevra da ideologie—non solo in senso politico—ma in quello piú generale del termine. In particolare, del saggio manzoniano viene registrata soprattutto l’intensa attualità—nel discorso della critica contemporanea—dello scrutinio del ruolo dello storico nell’organizzazione narrativa dei fatti storici e dell’avvenuto spostamento degli stessi da una base epistemologica assoluta ad una relativa (cfr. Plotting the Past 16), essenziale per una modificata concezione del genere.

Nucleo centrale del libro è lo studio delle mutazioni di ordine estetico e filosofico operate dal romanzo novecentesco rispetto alle teorie manzoniane, da cui si opina la dimostrazione della tesi a cui sottende l’intero testo, quella secondo la quale il genere del romanzo storico obbedisce a leggi generiche di trasformazione, da cui nessuna tipologia letteraria—ma direi, piú in generale, artistica—mi sembra possa essere esente. Una rigorosa introduzione teorica sul genere—o subgenre—chiarisce come, nella dinamica generica, non possa contare soltanto la funzione esercitata dal romanzo storico all’interno della storia letteraria, ma di come la tipologia venga ad essere [End Page 253] modellata secondo “ideological frames and the conceptual categories with which we necessarily approach the literary object” (Plotting the Past 18). “Choosing to write within a genre”—scrive la studiosa—“is never a neutral and value-free choice” (Plotting the Past 11).

Nel primo capitolo vengono allineati e discussi soprattutto i criteri teorici di cui si materia il saggio Del romanzo storico e, in genere, de’ componimenti misti di storia e d’invenzione. L’intrinsecabile relazione fra realtà storica e finzione narrativa caratterizzante tale genere romanzesco diviene allora materia di scrutinio e analisi, e vengono pertinentemente ripresi ed enucleati importanti enunciati secondo la formula di Fredric Jameson circa il processo evolutivo del genere in una tipologia narrativa che non ha mai cessato di esistere nella nostra letteratura, e che, anzi, negli ultimi anni, sta vivendo un momento di forte ripresa della quale sono indicativi romanzi come La chimera, Il cardillo addolorato, Marianna Ucrìa.

Seguendo una riflessione di Lucente sul romanzo, “[t]hgrough the progression of the fictional narrative, Lampedusa’s Il Gattopardo (1958; The Leopard) develops simultaneously a model of historical change and a critique of that model” (Beautiful Fables 196), nel secondo capitolo “Historical Configurations and the Ideology of Desire” dedicato al Gattopardo, la Della Coletta smantella il destino critico del romanzo dalle pesanti osservazioni che, negli anni contrassegnati dall’impegno politico degli intellettuali italiani, ne aveva quasi tarpato le ali, al punto da vietarne la pubblicazione, infatti postuma. Nonostante i dinieghi dello stesso Tomasi di Lampedusa, il suo romanzo, indubbiamente un testo in cui la storia si intreccia con una narrativa di orientamento psicologico e pseudoautobiografico, propone al lettore un modello di trasformazione sociale e una critica dello stesso. Tale operazione si attua entro i termini in cui ne parla la studiosa: l’inestricabile rapporto fra la storia e il suo storico—in questo caso l’autore di fiction—che si esplicita in questa autobiografia romanzata, determina anche le scelte ideologiche ed estetiche dell’autore (Plotting the Past 71). L’intento ideologico dello scrittore la studiosa lo ritrova, basandosi...

Additional Information

ISSN
1080-6598
Print ISSN
0026-7910
Pages
pp. 253-257
Launched on MUSE
1998-01-01
Open Access
No
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