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  • In Memoriam: Giancarlo Mazzacurati (1936–1995)
  • Eduardo Saccone

Vorrei ricordare, con affetto e con strazio che non diminuiscono con il passare dei giorni e dei mesi, la scomparsa, avvenuta l’estate scorsa a Pisa, di Giancarlo Mazzacurati, collaboratore di questa rivista, professore di letteratura italiana all’Università di Pisa, due volte Visiting Professor a Johns Hopkins, e per molti anni studente e poi docente prestigioso e amatissimo a Napoli, dove aveva raccolto intorno a sé una scuola libera e fedele di studiosi aperti e attenti, come il maestro, a istanze e movimenti che oltrepassavano volentieri gli steccati di una disciplina o di una teoria.

L’attivitaà di critico e di storico della letteratura italiana di Mazzacurati, ch’era nato a Padova nel 1936 e a Napoli era stato allievo di Giuseppe Toffanin e di Salvatore Battaglia, spaziava dal medio evo ai moderni, con l’attenzione professionale più nota, riconosciuta e fruttuosa, dedicata al Rinascimento italiano — un Rinascimento inquieto e inquietante, drammatico e conflittuale (Misure del classicismo rinascimentale, 1967; Conflitti di culture nel Cinquecento, 1977; Il Rinascimento dei moderni, 1985) — e più recentemente, al romanzo moderno italiano ed europeo, da Sterne a Smollet, a Dickens, a Nievo, a Verga, a Svevo, a Musil, a Pirandello (ricordo solo il volume del 1987 Pirandello nel romanzo europeo e la spendida traduzione con amplissimo commento del Sentimental Journey). Ma i suoi interessi e le sue curiosità culturali, miranti a un’operazione di allargamento e rinnovamento della disciplina, metodologico e tematico, che nulla concedevano alle mode del momento e sempre testimoniavano di un’attenzione generosa e senza riserve ideologiche, sono anche evidenti nelle scelte spesso illuminate e rischiose fatte per le collane che dirigeva a Napoli per gli editori Liguori e Guida. Ricordo solo al lettori di MLN tre dei titoli di cui egli [End Page v] si fece promotore sollecito, ciò che non vuol dire entusiasta, negli anni settanta: la traduzione degli atti del convegno tenuto a Johns Hopkins nel 1966 (The Structuralist Controversy: The Languages of Criticism and the Sciences of Man, a cura di E. Donato e R. Macksey, 1972), quella di Blindness and Insight (e insieme di The Rhetoric of Temporality, per le cure proprio di Giancarlo) di Paul de Man nel 1975; e nello stesso anno la versione di Marxism and Form di Fredric Jameson.

Sollecitudine e ritegno: erano due tratti caratteristici dell’uomo comme dello studioso. Un’ironia tenera e gentile, lontana da ogni volgarità e aggressività, consapevole e civilissima: un dono, una grazia rara, che ha segnato in qualche modo e indimenticabilmente tutti quelli che l’hanno frequentato o anche brevemente conosciuto, negli scritti e nella vita. Ora il ricordo di quella grazia é conforto, ma tenue, per chi fece esperienza del suo calore.

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Additional Information

ISSN
1080-6598
Print ISSN
0026-7910
Pages
pp. v-vi
Launched on MUSE
1996-01-01
Open Access
No
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